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INDIA - SCHEDA PAESE
Superficie: 3.287.263 kmq
Popolazione: 1.181.412.200 abitanti (2008)
Densità della popolazione: 359.4 abitanti per km² (2008)
Capitale: New Delhi ( 301.000 abitanti)
 
 

L'India è uno stato dell'Asia meridionale confinante a nord con la Cina, il Nepal e il Bhutan, a est con il Myanmar e il Bangladesh, a ovest con il Pakistan e delimitato a sud e ad ovest dall'Oceano Indiano.

Con una popolazione totale di circa 1.181.412.200 abitanti, l'India è il secondo paese al mondo, dopo la Cina, per numero di abitanti, il 71% dei quali vive in zone rurali. Attualmente si registra nel paese un tasso di crescita della popolazione costante che è pari al 1,61%, molto inferiore a quelli raggiunti tra gli anni '50 e gli anni '70 quando il governo ha dovuto ricorrere a drastiche misure di pianificazione delle nascite, compresa una forte campagna di sterilizzazione. Nel paese sono presenti tre principali gruppi etnici (indo-ariani, 72%; dravidi, 25% e mongoli 3%) e sono parlate circa 1.600 lingue e dialetti tra cui l'hindi, lingua ufficiale parlata da circa il 30% della popolazione e l'inglese, lingua del commercio e dell'amministrazione parlata da una ristretta minoranza. La religione più importante è l'Induismo, praticata dall'82% della popolazione, ma sono presenti minoranze musulmane (12%), cristiane (2,3%), sikh (2%) e buddhiste (0,7%).

L'India diventa ufficialmente una colonia britannica a partire dal 1858 e contemporaneamente comincia a formarsi nella popolazione una forte spinta nazionalista e indipendentista che dà vita a numerosi movimenti guidati per lo più da quella elite indiana che si era formata nei paesi occidentali e che acquista forza nel periodo a cavallo tra i due secoli. Dopo la Prima Guerra Mondiale la lotta del popolo indiano per l'indipendenza si rafforza ulteriormente e la Gran Bretagna risponde imponendo una serie di provvedimenti che sospendono i diritti civili e stabilendo la legge marziale nelle zone maggiormente interessate dai conflitti. E' in questo periodo che inizia ad emergere la figura di Mohandas K. Gandhi, riformatore induista che chiede al popolo indiano di fermare il dominio britannico attraverso una rivolta pacifica. Iniziano così una serie di azioni volte al boicottaggio della potenza occidentale che culminano con la violazione del monopolio governativo del sale come risposta al governo britannico che si rifiuta di concedere all'India lo status di colonia con il diritto all'autogoverno (dominion).

Dopo anni di marce, boicottaggi e arresti la Gran Bretagna concede lo status di dominion all'India nel 1935 ma la popolazione rivendica la completa indipendenza del paese. Con la Seconda Guerra Mondiale il vicerè dichiara guerra alla Germania in nome dell'India trovando il completo disaccordo della leadership indiana affatto interessata a prendere parte al conflitto e fornendo un'occasione in più per la richiesta di indipendenza. Dal '42 il movimento di disobbedienza civile guidato da Gandhi e Nehru riprende la sua piena attività ma la situazione generale del paese è ulteriormente complicata dall'intensificarsi dei conflitti tra induisti e musulmani, questi ultimi intimoriti che, in caso di indipendenza del paese, si potesse costituire uno stato induista.

Alla fine della Guerra l'India è sull'orlo della guerra civile e, l'anno successivo, la Gran Bretagna si ritira definitivamente dal paese che viene suddiviso in due stati, Unione Indiana e Pakistan. Dopo l'indipendenza l'India ha adottato un sistema economico caratterizzato da un notevole controllo statale ma, a partire dagli anni '90, sono state apportate numerose riforme e aperture culminate con la privatizzazione delle aziende pubbliche. L'economia indiana si sviluppa su tutti e tre i settori principali, dall'agricoltura su piccola scala alla produzione industriale più sofisticata, anche se il settore dei servizi sembra essere quello trainante producendo da solo circa il 54% del PIL totale. In questi anni, inoltre, il paese è divenuto una meta prediletta per le multinazionali che delocalizzano la propria produzione invogliate dal basso costo del lavoro e dalle scarse protezioni sociali per i lavoratori.

Nonostante l'economia dell'India sia tra quelle a più rapida crescita, la situazione economica e sociale del paese è alquanto complessa e la povertà estremamente diffusa. Colpisce soprattutto la forte disuguaglianza economica tra i diversi ceti sociali e la forte disparità tra regioni ricche e regioni povere. A questi fattori si può aggiungere la corruzione e il clientelismo dell'apparato governativo, la mancanza di infrastrutture e un sistema sociale, quello delle caste, che nonostante abbia subito forti limitazioni, soprattutto nelle città, è tuttora presente.


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