L'India è uno
stato dell'Asia meridionale confinante a nord con la Cina, il Nepal e
il Bhutan, a est con il Myanmar e il Bangladesh, a ovest con il Pakistan
e delimitato a sud e ad ovest dall'Oceano Indiano.
Con una popolazione totale di circa 1.181.412.200 abitanti, l'India è
il secondo paese al mondo, dopo la Cina, per numero di abitanti, il 71%
dei quali vive in zone rurali. Attualmente si registra nel paese un tasso
di crescita della popolazione costante che è pari al 1,61%, molto
inferiore a quelli raggiunti tra gli anni '50 e gli anni '70 quando il
governo ha dovuto ricorrere a drastiche misure di pianificazione delle
nascite, compresa una forte campagna di sterilizzazione. Nel paese sono
presenti tre principali gruppi etnici (indo-ariani, 72%; dravidi, 25%
e mongoli 3%) e sono parlate circa 1.600 lingue e dialetti tra cui l'hindi,
lingua ufficiale parlata da circa il 30% della popolazione e l'inglese,
lingua del commercio e dell'amministrazione parlata da una ristretta minoranza.
La religione più importante è l'Induismo, praticata dall'82%
della popolazione, ma sono presenti minoranze musulmane (12%), cristiane
(2,3%), sikh (2%) e buddhiste (0,7%).
L'India diventa ufficialmente una colonia britannica a partire dal 1858
e contemporaneamente comincia a formarsi nella popolazione una forte spinta
nazionalista e indipendentista che dà vita a numerosi movimenti
guidati per lo più da quella elite indiana che si era formata nei
paesi occidentali e che acquista forza nel periodo a cavallo tra i due
secoli. Dopo la Prima Guerra Mondiale la lotta del popolo indiano per
l'indipendenza si rafforza ulteriormente e la Gran Bretagna risponde imponendo
una serie di provvedimenti che sospendono i diritti civili e stabilendo
la legge marziale nelle zone maggiormente interessate dai conflitti. E'
in questo periodo che inizia ad emergere la figura di Mohandas K. Gandhi,
riformatore induista che chiede al popolo indiano di fermare il dominio
britannico attraverso una rivolta pacifica. Iniziano così una serie
di azioni volte al boicottaggio della potenza occidentale che culminano
con la violazione del monopolio governativo del sale come risposta al
governo britannico che si rifiuta di concedere all'India lo status di
colonia con il diritto all'autogoverno (dominion).
Dopo anni di marce, boicottaggi e arresti la Gran Bretagna concede lo
status di dominion all'India nel 1935 ma la popolazione rivendica la completa
indipendenza del paese. Con la Seconda Guerra Mondiale il vicerè
dichiara guerra alla Germania in nome dell'India trovando il completo
disaccordo della leadership indiana affatto interessata a prendere parte
al conflitto e fornendo un'occasione in più per la richiesta di
indipendenza. Dal '42 il movimento di disobbedienza civile guidato da
Gandhi e Nehru riprende la sua piena attività ma la situazione
generale del paese è ulteriormente complicata dall'intensificarsi
dei conflitti tra induisti e musulmani, questi ultimi intimoriti che,
in caso di indipendenza del paese, si potesse costituire uno stato induista.
Alla fine della Guerra l'India è sull'orlo della
guerra civile e, l'anno successivo, la Gran Bretagna si ritira definitivamente
dal paese che viene suddiviso in due stati, Unione Indiana e Pakistan.
Dopo l'indipendenza l'India ha adottato un sistema economico caratterizzato
da un notevole controllo statale ma, a partire dagli anni '90, sono state
apportate numerose riforme e aperture culminate con la privatizzazione
delle aziende pubbliche. L'economia indiana si sviluppa su tutti e tre
i settori principali, dall'agricoltura su piccola scala alla produzione
industriale più sofisticata, anche se il settore dei servizi sembra essere
quello trainante producendo da solo circa il 54% del PIL totale. In questi
anni, inoltre, il paese è divenuto una meta prediletta per le multinazionali
che delocalizzano la propria produzione invogliate dal basso costo del
lavoro e dalle scarse protezioni sociali per i lavoratori.
Nonostante l'economia dell'India sia tra quelle a più
rapida crescita, la situazione economica e sociale del paese è
alquanto complessa e la povertà estremamente diffusa. Colpisce
soprattutto la forte disuguaglianza economica tra i diversi ceti sociali
e la forte disparità tra regioni ricche e regioni povere. A questi
fattori si può aggiungere la corruzione e il clientelismo dell'apparato
governativo, la mancanza di infrastrutture e un sistema sociale, quello
delle caste, che nonostante abbia subito forti limitazioni, soprattutto
nelle città, è tuttora presente.
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